Fenomeno FACEBOOK….ovvero “dedicato a tutti coloro che lo snobbano però ne fanno parte”
Facebook,il fenomeno mediatico del momento,la moda interattiva che spopola tra i giovani(e non solo),è il social network che oggi conta oltre cento milioni di iscritti di cui tre solo in Italia. Creato nel 2004 da un ex studente di Harvard, Mark Zuckerberg, che voleva rintracciare i compagni di università, è perfetto per conoscere nuove persone, contattare vecchi amici e vedere che fine ha fatto l’ ex. Ma è unicamente questo? Esso è la rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet: qui le persone riescono a “mettersi in vetrina”,mostrando semplicemente il bisogno individuale di essere riconosciuti dall’altro. Facebook ha sviluppato la falsa convinzione di sentirsi qualcuno solo attraverso il consenso altrui, e ciò non fa che dimostrare la poca,anzi assente, considerazione che si ha di se stessi. Ecco allora che parte una vera e propria maratona nell’aggiunta dell’amico in più - perché d'altronde quel che importa è vedere quelle cifre in fondo alla pagina del profilo aumentare e farsene un vanto – o nell’iscrizione al gruppo più goliardico, in modo da affidare ad esso il compito di descriverci e rappresentarci meglio. In una società in cui apparire è decisamente più vantaggioso
(e anche meno impegnativo) che essere, Facebook trova la sua più giusta collocazione, banalizzando spaventosamente concetti e valori propri di ciascuno: l’amicizia viene miseramente ridotta a un semplice click; l’intimità, o meglio, la privacy,è inesistente, perché ogni singola modifica apportata al profilo, o più semplicemente la minima operazione compiuta, è dettagliatamente registrata e visibile a tutti. La domanda sorge spontanea :perché si decide di sottostare a tali regole? Che fine ne è stato del caro vecchio diario segreto,le cui chiavi venivano nascoste con eccessiva gelosia? Non si starà forse rischiando di giungere alla svalutazione totale della personalità individuale? Sembra piuttosto che i ”facebookiani” siano troppo occupati nel mostrare di vivere la vita,anziché viverla realmente. Sembra sia scomparsa la volontà di relazionarsi AUTENTICAMENTE con gli altri, è scomparso il desiderio di entrare in contatto con persone estranee alla propria comitiva abituale – con Facebook devi assicurare di conoscere un amico per accettare la sua amicizia – o di sentirsi rassicurato nello stare “tra amici”. Paradossalmente si giunge ad avere centinaia di amici virtuali, senza poi instaurare con essi nessun rapporto, nessun dialogo,né scambiarsi il benché minimo saluto. In un periodo di crisi come questo, dove i sentimenti più genuini dovrebbero rappresentare i capisaldi della nostra cultura, non si rischierà di cadere ulteriormente nel vortice nero dell’ ipocrisia?
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